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Geologia

La terra su cui camminiamo, la forma delle montagne e delle valli ci raccontano una storia millenaria, molto più lunga di qualsiasi testimonianza umana, fatta di piccoli cambiamenti e di grandi contrasti tra clima, vegetazione, ambiente.

Questa storia non ha un vero inizio, a meno di non risalire fino alle ere precedenti la formazione delle Alpi, oltre 200 milioni di anni fa, ne una fine: quello che vediamo oggi non è che la sovrapposizione di tutte le tappe precedenti.

Il motore dell’evoluzione del paesaggio è governato in effetti da una forza straordinaria ma invisibile: il tempo; da un lato i piccoli cambiamenti, quasi impercettibili, si sommano un anno dopo l’altro fino ad essere ben evidenti; dall’altro grandi stravolgimenti come le frane, le alluvioni portano visibili trasformazioni ma ad intervalli di molti anni: l’effetto è confrontabile.

Ovunque è possibile riconoscere tracce dell’evoluzione del paesaggio (vi è una disciplina scientifica della geologia che si occupa proprio di questo, la geomorfologia), anche a Mattie.

Ad esempio le rocce levigate e “montonate” del Cret di Coou ci parlano della grande espansione dei ghiacciai durante l’ultima glaciazione (tra 80.000 e 14.000 anni fa circa), quando tutta la Valle di Susa, fino a Caselette, era sepolta sotto centinaia di metri di ghiaccio. Dai valloni laterali si allungavano lingue glaciali, ad esempio lungo il corso del rio Gerardo, le quali lasciarono inconfondibili tracce: le dorsali omologhe della Comba e di Pian Cervetto non sono che morene laterali del ghiacciaio durante una sua fase di ritiro.

Con lo scioglimento di questi ghiacciai (14.000 – 10.000 anni fa) vengono trasportate verso valle grandi quantità di materiale a formare alcuni conoidi di deiezione, come quello su cui sorgono i Giordani.

In seguito, con la sparizione del grande ghiacciaio valsusino e il contemporaneo abbassamento del fondovalle i corsi d’acqua laterali (come il rio Gerardo) incassano il loro corso nelle rocce ed incidono alcuni conoidi edificati in precedenza (il caso dei Giordani); la zona interessata da deposizione si sposta più in basso e si forma il grande conoide di Prapuntin.

La forma del paesaggio deriva quindi dalla contrapposizione di due forze: quelle endogene che portano ad un lento e continuo sollevamento di tutta la catena alpina (qualche millimetro all’anno) e quelle esogene che demoliscono di pari passo i rilievi determinando un trasferimento di materiali dalle montagne, ai fondovalle, alle pianure ed infine al mare.

È probabile che attualmente queste due forze si compensino, cosicché le nostre montagne ne crescono ne calano; ma neanche rimangono sempre uguali a se stesse: i cambiamenti anche importanti avvengono ma su intervalli di tempo lunghissimi, difficilmente valutabili dall’uomo.